Pubblicato più di un anno fa
Paolo Bianchessi
Durante uno stage a Londra, noi studenti delle classi 3a F e 3a G del liceo “Galilei” di Caravaggio abbiamo avuto l’opportunità di una testimonianza non comune: alle giornate dello “Standup day”, una delle più importanti e coinvolgenti giornate di mobilitazione contro la povertà, il 15 e 16 ottobre scorsi, hanno aderito in tutto il mondo 23milioni e mezzo di persone.
All’indomani della manifestazione, il 17 ottobre, siamo andati nella centrale Trafalgar Square, ben contenti di essere coinvolti in un vero e proprio “rito di testimonianza”, per il quale abbiamo indossato le tute bianche forniteci da alcuni degli organizzatori; poi ci siamo disposti tutti sulla gradinata della piazza, alzando delle lettere e dei numeri di polistirolo, appunto per attestare e comunicare al mondo intero il numero di coloro che avevano aderito all’iniziativa. Un gesto simile è stato celebrato in altre grandi città come New York, Nairobi e Milano.
Tutte le persone che hanno aderito si sono alzate in piedi per chiedere ai leader politici di rispettare gli obiettivi di lotta alla povertà nel mondo. Nel 1996 la Fao (l’organismo dell’Onu per la lotta alla fame) aveva indetto a Roma, dove ha sede, il vertice mondiale sull’alimentazione: i rappresentanti di 185 stati si erano impegnati a dimezzare il numero delle persone sottonutrite entro il 2015. Ma tra ottobre e novembre di quest’anno sempre la Fao ha avvertito che il numero degli affamati nel mondo è salito da 800 a 823 milioni: dieci anni persi. Di quil’idea di alzarsi tutti in piedi.
Siamo fieri di esserci così sentiti parte della generazione che vuole eliminare la povertà estrema. Ma con lo “Stand up day” abbiamo chiesto giustizia, non carità. E non vogliamo, negli anni a venire, sentirci dire dalle nuove generazioni: «Voi sapevate che ogni anno milioni di persone stavano morendo di miseria e fame. Non avevate giustificazioni, eppure non avete fatto nulla».
Ora quel che serve è la volontà politica di raggiungere gli obiettivi promessi.
(articolo pubblicato su "Il Galileo" di novembre 2006 - "Popolo Cattolico" del 18 novembre 2006)