Pubblicato più di un anno fa
Daniela Ciocca
Questo è l’ultimo numero de Il Galileo. Sicuramente l’ultimo numero dell’anno, perché per tradizione Il Galileo esce da ottobre a maggio, in periodo scolastico.
Può essere che questo sia l’ultimo numero in assoluto. Non dipende più da me, infatti, il coordinamento di questo ‘giornale nel giornale’: ne ho curato in questi anni la realizzazione, ma ora esco dai sacri ruoli, un modo eufemistico per dire che vado in pensione, espressione che mi crea sempre un po’ di disagio.
Gli anni de Il Galileo sono stati anni decisamente belli: per il piacere di creare con i ragazzi qualcosa dal niente, per la collaborazione con il Direttore di questo giornale, che ci ha sempre seguito con benevola attenzione, e anche qualcosa di più, per il lavoro con Mauro, art director e loquace e pungente commentatore, per la affettuosa simpatia che ci siamo sentiti intorno.
Sono transitate dal Galileo numerose giovani penne che erano, come tutte le giovani penne, ardenti soprattutto di raccontarsi, e di raccontare la propria idea del mondo o le proprie idee sui mondi che altri propongono loro. È stato un po’ difficile tirarli giù, coi piedi per terra, qui dove stanno le cose, le persone, i piccoli fatti, le mode innocenti, la musica che si suona e si canta, i luoghi dei ritrovi, le attività dei Comuni nei quali viviamo. Tanto sono concreti i ragazzi, per certi aspetti, tanto prendono a volare non appena si mettono a scrivere. Il nostro progetto è stato un altro: spingerli a scrivere soprattutto ‘cronaca’.
La cronaca, che è umile perché racconta e informa e sembra valere poco rispetto al dibattito sui grandi temi o al dire la propria sui sentimenti, sugli affetti, sui valori. I ragazzi sono fatti di sogni e di speranze, di cose grandi di cui a volte parlano poco e male perché non si allenano a scrivere delle cose piccole. Operazione che è invece altamente etica. La cronaca ci insegna a dare conto di un evento, anche a giudicarlo, ma separando quello che è successo da quello che se ne pensa. Insegna ad ascoltare l’interlocutore se lo intervisti, a scrivere per comunicare ad altri, cioè a ‘mettere in comune’ conoscenze. Certo, ci vuole un po’ il fiuto della notizia, ma devo dire che in questi anni ho trovato nasi tappati, ma anche nasi sopraffini che scovavano la notizia dove c’era. Bene. Ora sta finendo. Con una certa soddisfazione: abbiamo trovato simpatia e apprezzamenti anche fuori di qui. Martedì prossimo saremo di nuovo a Roma: l’Ordine nazionale dei giornalisti ha inserito per il secondo anno consecutivo Il Galileo tra i migliori fogli scolastici prodotti dalle Scuole superiori italiane (le lombarde sono solo due).
Dedichiamo questo nostro secondo riconoscimento a Nazario Erbetta, non un preside ma il preside del liceo Galilei di Caravaggio. A questa dedica noi ci teniamo. E, crediamo, lui pure.
(articolo pubblicato su "Il Galileo" di maggio 2006, "Popolo Cattolico" de 20 maggio 2006)