11 febbraio 2011 - 20:46

Pubblicato più di un anno fa

Ecco alcune riflessioni dei nostri studenti delle classi prime che hanno assistito, in occasione del Giorno della Memoria, allo spettacolo Uomini ignudi.

“Uomini ignudi” non è il classico spettacolo teatrale sulla Shoah, con l'unico fine di “non dimenticare”. “Uomini ignudi” ha come scopo il capire perché tutto quello che è successo è successo. Il suo scopo è di entrare nella mente delle persone che hanno organizzato tutto. Il suo scopo è spiegare il meccanismo del conformismo. Nello spettacolo viene trattato l'argomento dal punto di vista dei carnefici, zoomando su Hitler e alcuni scienziati che, nel corso degli anni, hanno delineato il progetto di igiene della razza. È la giustificazione in chiave scientifica di un pensiero perverso ideato da una persona non molto sana di mente. E allora perché Hitler è arrivato così in alto? La risposta data dallo spettacolo è proprio il conformismo: gli attori, dopo aver raccontato, come in un diario, in maniera quasi impersonale, la storia, finiscono la scena secondo me più bella e significativa: prima a turno, poi tutti insieme, danno un messaggio fondamentale, per oggi così come per allora: “Tu puoi scegliere!”

Samuele Gatti 1^D

 

Lo spettacolo, svoltosi nel nostro liceo il 27 gennaio,   Giorno della Memoria, si è rivelato un vivo momento di riflessione su quello che è stata la Shoah, una delle più atroci stragi di uomini della storia. In modo del tutto nuovo per me, l’Olocausto è stato interpretato dagli attori non dalla parte delle “vittime”, in questo specifico caso gli zingari, ma dalla parte dei “carnefici”, rivisitando, con tono spesso sarcastico, tutte le principali tappe scientifiche poste in atto per uno spietato e sistematico razzismo. E’ stato un momento importante: per non dimenticare quello che è accaduto, per rispetto di coloro che hanno subito, ma soprattutto per attualizzare un dramma così grande nella nostra piccola quotidianità. Temi come il Conformismo e il Bullismo, che si sono dimostrati cause e conseguenze di una specie di “razzismo giovanile”, si sono rinfrescati nelle nostre menti per farci capire che le motivazioni scatenanti di quella strage non sono così distanti dalla nostra realtà, anzi, molto spesso appaiono come una grave minaccia. Alla luce di ciò, il messaggio dello spettacolo è stato chiaro: è necessario ricordare quello che è accaduto nel XX secolo, ma, al tempo stesso, è altrettanto importante che nasca l’allarme di come quello sterminio può essere rivissuto, ovviamente nei minimi termini, anche oggi, specialmente fra i giovani. “Noi possiamo scegliere”.

Paolo Carioli 1^D

 

Lo spettacolo che ci è stato presentato il "Giorno della Memoria" è stato molto bello.
A differenza di tutte le rappresentazioni su questo argomento a cui ho assistito in passato, esso  è stato efficace nel suo scopo, quello di non far dimenticare, perchè ha fatto comprendere il punto di vista di coloro che hanno deciso di sterminare un'intera razza, senza tralasciare le sofferenze vissute dai prigionieri.
E' stato interessante anche come la regista abbia cercato di farci comprendere il "perchè" di questa tragedia, sottolineando che il conformismo è presente anche nella società odierna.
E' importante che tutti conoscano i fatti, ma è essenziale che tutti capiscano perchè queste azioni crudeli sono state compiute, così che in futuro non si ripetano più.

Rota Annie 1^D

 

Lo spettacolo visto durante la giornata della memoria mi è piaciuto, perché si concentrava su aspetti che solitamente vengono poco approfonditi.

Tra questi, mi ha colpito maggiormente  il conformismo in base al quale agivano i  soldati. I ragazzi che recitavano infatti ci hanno mostrato una verità riguardante le SS: essi erano liberi di scegliere se prendere parte ad azioni contro i popoli discriminati, potevano infatti andare al fronte oppure non prendervi parte e rimanere  in alloggi appositi. Pochi però erano quelli che sceglievano la seconda opzione e questo non perché a loro piacesse ciò che facevano, ma perché sarebbero stati  mal considerati  dagli altri e dai superiori; così per paura di essere giudicati si univano al gruppo.

Io credo invece che far parte di un gruppo possa anche essere una cosa positiva, ma bisogna stare attenti a mantenere sempre e comunque la propria individualità. Non deve essere il gruppo a trascinarci, ma dovremmo pensare con la nostra testa e poter essere liberi di scegliere senza temere i giudizi altrui.

Irene Pirrone 1^ A

 

Dopo aver assistito alla rappresentazione sulla Shoah ho capito che, purtroppo, anche l’uomo più mite e rispettoso dell’autorità dello Stato potrebbe, in determinate condizioni,  diventare complice di un massacro. Questo lo ha dimostrato il professor Milgram facendo un esperimento con i suoi studenti.

Oggi ci si meraviglia perché il popolo tedesco abbia seguito Hitler nel suo sogno delirante, ma dove erano gli altri stati europei? Soltanto qualche uomo eccezionale è andato contro il conformismo della sua epoca, rischiando la propria vita per salvare alcune centinaia di Ebrei e Zingari.

Gli aguzzini che lavoravano nei campi di concentramento si sono difesi dicendo che non potevano rifiutarsi di eseguire gli ordini perché era in gioco la loro vita e che comunque Zingari ed Ebrei erano nemici dello stato e la loro comunità gli imponeva di eliminarli.

Forse, senza il conformismo le cose sarebbero diverse. Forse se gli uomini pensassero con la loro testa e non lasciassero agli altri il compito di pensare per loro, si renderebbero conto che ogni individuo può mantenere le proprie caratteristiche e culture.

Anna Resmini 1^ A

 

In occasione della Giornata della Memoria, abbiamo assistito allo spettacolo  “Uomini ignudi”. Esso trattava diversi temi, in particolare quello del conformismo. Ma cosa è il conformismo? Fino ad ora non avevo mai sentito questa parola, ma quando mi è stato spiegato il significato, ho capito che si trattava di un tema molto attuale e diffuso nella realtà di tutti i giorni. Infatti, nonostante lo spettacolo fosse la rappresentazione di situazioni vissute da zingari, ebrei e da tutti gli emarginati in epoca passata, il conformismo continua ad esistere. Nella società attuale molte persone si fanno condizionare troppo dai comportamenti di altre, tanto da comportarsi anch’essi come loro. Si adeguano agli stili di vita di un gruppo di persone pur di non sentirsi diversi ed esclusi; sono succubi delle decisioni altrui e perciò dimenticano l’affermazione più ricorrente e importante nello spettacolo: “Tu puoi scegliere!”. Io mi chiedo: che male c’è ad essere diversi? Perché si è diversi si viene esclusi dal gruppo? A queste domande mi è difficile dare una risposta precisa. Forse il “diverso” viene emarginato perché considerato inferiore al gruppo oppure solo perché temuto da chi, volendosi comportare da leader non accetta di confrontarsi con nuove idee. Quando il conformismo prende il sopravvento, chi vuole diventare parte del gruppo è costretto a comportarsi come gli altri, a condividere gli stessi pensieri e le stesse scelte anche se non corrispondono alla sua volontà. Secondo me, oggi, questo comportamento conformista è adottato soprattutto dai giovani. Infatti essi hanno di fronte un mondo ancora da scoprire e, per non affrontarlo da soli, si inseriscono in un gruppo che li fa sentire più forti, anche se in realtà sono come degli schiavi. Dico schiavi perché dovendo seguire per forza le decisioni  altrui, non hanno né libertà di pensare con la propria testa, né la possibilità di esprimere le proprie opinioni. Secondo me invece il “diverso” non dovrebbe essere escluso dal gruppo, anzi, la diversità dovrebbe esserne la ricchezza, in quanto l’unicità che caratterizza ciascun individuo è come un tassello fondamentale per completare un puzzle. Inoltre ognuno deve essere libero di esprimere ciò che pensa senza sentirsi inferiore e giudicato dalla maggioranza degli altri e imparare a seguire di più ciò che veramente vuole lui, anche se rischia di venire escluso. Io sono del parere che sia meglio rimanere da soli cercando di difendere la propria libertà di pensare e agire, che essere imprigionati  dietro le sbarre della mentalità di un gruppo che non corrisponde alla propria.

Dorini Elisa 1^A