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Davide Danelli
Giovedì 10, venerdì 11 e sabato 12 febbraio sono state, al Liceo Galilei, tre giornate dedicate alla cogestione. La parola fa rima con occupazione e con autogestione, ma non è la stessa cosa. Cos’è, allora? Riuniti attorno a un tavolo lo hannospiegato alla stampa i “capi”, i rappresentanti d’istituto, cioè Diego Sonaglio (5ªH), Jacopo Legramandi (5ªE) e Andrea Mastrototaro(5ªA). Con tutta la loro buona volontà hanno fatto un po’ di luce su questi giorni che qualcuno in maniera sbrigativa etichetta come “tre giorni in cui non si fa niente”.
La cogestione è nata dall’accorpamento delle ore di assemblea che gli studenti hanno la possibilità di utilizzare mensilmente per le loro attività. Verificato che, nel corso degli anni, non tutte le ore venivano utilizzate e soprattutto che spesso diventavano caotiche perché era molto difficile riunire tutti gli studenti in un solo luogo (l’unico spazio ‘adatto’ era ed è la palestra) e svolgere produttivamente una qualsiasi attività, si è pensato di concentrare il monte ore a disposizione in una unica tornata.
È nata così la cogestione, che differisce dall’autogestione perché nel nostro caso i professori, volendo, possono intervenire nei dibattiti tra studenti e relatori e comunque sono sempre presenti a scuola. Le fasi sono quelle di sempre: ad inizio d’anno scolastico il comitato studentesco prende in esame la proposta di riproporre la cogestione, ed è sempre un consenso totale. Poi raccoglie le proposte di attività e le sottopone alla approvazione delle classi. Concordati con il preside i tempi di svolgimento della esperienza, si parte.
La giornata ‘cogestita’ è piuttosto differente dalla giornata scolastica ordinaria: nelle prime due ore e mezza le classi, riunite a due a due, discutono degli argomenti scelti sotto la guida dei relatori, studenti che si sono offerti di “guidare” il dibattito. Quest’anno gli argomenti prescelti, spesso suggeriti dalla necessità di affrontare i problemi posti dalla cronaca, sono stati il satanismo, i fatti del Liceo Parini ed il rapporto scuola-studenti, il proibizionismo (sollecitato anche dalle norme sul tabacco e sul fumo), i rapporti interpersonali e i problemi della sessualità.
A metà mattina c’è l’intervallo, durante il quale viene allestito un banco di commercio equo e solidale.
Dalle 11 in poi nelle aule con supporto audiovisivo vengono proiettati dei film, sempre proposti e scelti dagli studenti, mentre in altre aule vengono realizzati dei corsi sempre tenuti da studenti o da un esperto esterno. Tra i film più votati quest’anno ci sono stati “Seven” e “Farenheit 9/11”; tra i corsi ci sono stati il corso di autodifesa, il corso di origami e quello su Quentin Tarantino.
L’organizzazione, stando a quanto dicono i rappresentanti, è migliorata dall’anno scorso; anche il prof. Giorgio Colombo, responsabile della sicurezza della scuola, ha dichiarato che non ci sono stati problemi di sorta e che tutto è andato liscio come l’olio. Invece di problemi non riguardanti la sicurezza ce ne sono stati: qualche attività è stata poco partecipata e le assenze in generale si sono fatte sentire.
Più o meno un terzo degli studenti non ha partecipato alla cogestione, e tra quelli che hanno partecipato non sono stati molti gli studenti intervenuti effettivamente nelle discussioni: parola di Husnain Mushtaq e di Federico Gusmini che, insieme ai rappresentanti di istituto, hanno fatto un po’ il punto, ‘a caldo’, della situazione. Altre attività hanno visto invece il tutto esaurito, come le proiezioni o il corso di autodifesa. Un bilancio complessivo, quindi, con un po’ di luci e qualche ombra, ma comunque una esperienza ritenuta formativa.
(articolo pubblicato su "Il Galileo" di febbraio 2005 - "Popolo Cattolico" del 19 febbraio 2005)